Il cimitero di Praga

Un cinico falsario si aggira per l'Europa dell'Ottocento architettando intrighi.

Dopo più di trent’anni l’uscita del romanzo Il nome della rosa, l’attesissimo “nuovo” romanzo storico.

Umberto Eco, noto semiologo e massmediologo, è tornato in libreria con un nuovo romanzo di ambientazione storica, il cui nome è Il cimitero di Praga. Le vicende di tale romanzo si svolgono nel XIX secolo tra Torino, Palermo e Parigi, dove si trovano una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un certo garibaldino che si chiama Ippolito Nievo, disperso in mare nei pressi dell’isola Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che in un secondo momento porterà Adolf Hiltler l’immagine dei campi di sterminio, gesuiti che complottano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che soffocano i preti, un Garibaldi con problemi di artrosi, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi e tanto altro.

Tutto quello appena descritto potrebbe essere un ottimo materiale per un romanzo d’appendice ottocentesco, illustrato fra l’altro come i famosi Feuilletons, ma c’è un particolare: il protagonista.

Infatti tutti gli altri personaggi che il lettore incontra sono realmente esistiti, eccetto il capitano Simone Simonini, un falsario estremamente cinico, che si aggira per l’Europa del XIX secolo architettando intrighi che hanno influito sul corso della storia.

Detto ciò, si può dire che l’unico personaggio di fantasia diventa reale. Non a caso funge da trait-d’union dei diversi fatti e personaggi storici e al quale l’autore attribuisce un ruolo primario nella maggior parte dei complotti.

Grazie al romanzo Il cimitero di Praga, Umberto Eco ha dipinto l’epoca ottocentesca piena di rivolte, congiure, insurrezioni e sollevazioni. Inoltre ha mostrato come sono nate le nazioni.

Non è per tutti questo genere di romanzo, perché devono piacere innanzitutto gli eventi storici e deve piacere anche lo stile di Eco. Il cimitero di Praga, ad esempio è un libro assai difficile, che presuppone lettori motivati e amanti dell’autore, pronti a non scoraggiarsi di fronte a un bel “mattone”, perché è davvero un libro di poco più di 500 pagine.

Io l’ho letto e ho impiegato circa tre mesi e ho pensato spesso di abbandonarlo e accantonarlo nella libreria, ma da buona lettrice quale sono, l’ho terminato. E vi dirò di più, non è facile confrontarsi con la genialità di Umberto Eco, con il suo senso dell’umorismo, con la sua erudizione, con la sua capacità di provocare e cimentare il lettore, con la sua curiosità intellettuale che non teme di misurarsi con i tabù presenti nella società occidentale. Infatti con questo romanzo ha ricevuto molte critiche, tra le quali di aver creato un romanzo denigratorio e razzista, soprattutto nei confronti degli ebrei, ma è solo un pensiero che potrebbe nascere da un lettore superficiale.

Vi consiglio di leggere questo libro, nel caso vogliate farlo, sorseggiando un bel cappuccino proprio come al bar. ———-> https://gustaleggendo.it/cappuccino/

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